Come ogni anno, in questo periodo, Maria Madonna del Carmelo scende dall’alto del suo “cielo” giù, verso di noi, i suoi fedeli, che tanto attendono questi giorni. Più vicina a noi, Maria si fa più prossima ai nostri desideri, alle nostre suppliche, preghiere e ringraziamenti e assicura alla nostra comunità la vicinanza e protezione del figlio suo, Gesu’.
In questo cammino che comprende la Novena, la Santa Messa solenne e la Processione per le vie del Borgo, (come da avviso che trovate cliccando qui) prendiamoci qualche momento per conoscere più da vicino la statua di Maria, Madonna del Carmelo, che in questi giorni ci è così vicina.
—————————————————————-
“Nella navata della chiesa di San Giovanni Battista la grande cappella centrale di destra è dedicata alla Madonna del Carmine.
Il suo simulacro la raffigura seduta in trono, incoronata, con in braccio Gesù bambino, mentre mostra e offre ai fedeli lo scapolare. Forse è seicentesco, ma è stato restaurato più volte; in origine era un manichino di legno e stoppa ricoperto da ricchi abiti ricamati che potevano essere rinnovati di tanto in tanto e cambiati secondo i momenti dell’anno liturgico, a cura delle donne della «Compagnia dell’habito della Santissima Madonna del Carmine» (così nel 1616 l’Adimari chiamava la relativa confraternita). In canonica un apposito armadio (ancora esistente) conservava il corredo della Madonna. Il simulacro così costruito era piuttosto leggero e perciò facile da portarsi nelle processioni che si tenevano nel borgo durante la festa della Madonna; ma negli anni cinquanta del Novecento fu dato l’incarico a Guido Montanari di rimodellarlo in gesso, e a Ugo Ciavatti di dorare i suoi finti ricami, trasformandolo dunque in una normale statua.
Questa immagine, ancor oggi veneratissima, è racchiusa in una nicchia (clicca qui) al centro di una ancona molto elaborata, con un alto fastigio, quattro colonne tortili e figure di angeli e di virtù (la Devozione e l’Innocenza), modellata in stucco nel 1772 da Antonio Trentanove, un giovane stuccatore che poco dopo intraprese la fastosa decorazione della chiesa dei Servi, che è la sua più impegnativa e complessa opera riminese. È significativo che i Carmelitani abbiano voluto affidare questo altare, che in un certo senso costituiva il cuore della loro nuova chiesa, ad un giovane artista e non al vecchio Carlo Sarti, decoratore e plasticatore di grande esperienza che pur aveva lavorato per loro nello stesso edificio: evidentemente volevano un’opera particolarmente ricca e fantasiosa, leggera e solenne, veramente aggiornata sugli stilemi rococò che allora andavano ancora molto di moda. Il Trentanove, pur educato a Bologna presso l’Accademia Clementino e pur lavorando nel solco della grande tradizione bolognese, deve aver avuto contatti con il rococò d’oltralpe per concepire una decorazione di un pittoricismo tanto spinto, in cui grazia ed eleganza sono fuse così armoniosamente…..”
———————————————–
Tratto dall’opuscolo curato da Piergiorgio Pasini: “Guida breve per la chiesa di San Giovanni Battista, edito da “Il Ponte”
Commenti recenti